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Ambiente & Ecologia
venerdì 26 marzo 2004

SUL PROTOCOLLO DI KYOTO, L'EUROPA SI SPACCA

SUL PROTOCOLLO DI KYOTO, L'EUROPA SI SPACCA GWN 05/30/03 — Quando, nel 1997 a Kyoto in Giappone si discuteva dell'omonimo famigerato protocollo, l'EU fu il maggior sostenitore dello stesso, almeno a parole e non lesinò critiche all'amministrazione americana allorché Bush, nel 2001, disse, che gli USA non l'avrebbero ratificato. Ognuno a questo mondo è libero di pensarla come vuole, purché abbia realmente un pensiero supportato da forti e provate motivazioni. Ora, a distanza di anni l'UE è in difficoltà proprio sul protocollo di Kyoto. Due i principali problemi: la regolamentazione del Œcommercio d'emissioni' e la promessa di dare aiuto ai paesi poveri per ridurre i gas serra. L'UE ha difficoltà nel mantenere le promesse di ridurre nel periodo 2008-2012 le emissioni serra dell'8% rispetto ai livelli del 1990: infatti l'Agenzia Europea per l'Ambiente prevede che, con gli attuali ritmi, le emissioni saranno ridotte solo del 4,7%. Esiste, però, la possibilità di comprare o vendere quote di emissioni da paesi che stiano meglio su questo versante di quelli europei. L'uso di questi cosiddetti Œcrediti d'inquinamento' permetterebbe all'UE di risparmiare 680 milioni di euro, a fronte dei 3,4 miliardi di euro di spesa necessari per raggiungere gli obiettivi di Kyoto. Questo perché i Œcrediti d'inquinamento' farebbero scendere di circa il 20% gli attuali "debiti" d'inquinamento, cioè le quote di emissione, dei paesi europei. Inoltre lo scambio di crediti dovrebbe incentivare investimenti delle compagnie europee nell'Europa dell'Est ed in Africa, ed incoraggiare Mosca, che fa orecchie da mercante sulla ratifica del protocollo di Kyoto. Nessuna meraviglia, quindi, che il Parlamento Europeo spinga per avere una legge sul commercio di questi crediti, in modo da poter partire con le transazioni nel 2005. Ma l'esame della prima stesura della legge ha dato esito negativo, facendo seriamente temere che si possa dare il via agli acquisti nel 2005. L'altro problema è legato al fatto che due anni fa l'EU, in compagnia di altre nazioni industrializzate, promise che avrebbe devoluto, a partire dal 2005, 450 milioni di euro ai paesi in via di sviluppo per aiutarli nella lotta alle emissioni di gas serra. Ma come mettere insieme la cifra? Sembrava che il 1 dicembre, nel corso di un meeting della Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, tenutasi a Milano, i paesi europei avessero raggiunto un accordo. Sembrava, perché invece i ministri europei dell'ambiente, riunitisi in Lussemburgo, il 27 ottobre hanno duramente cozzato contro uno scoglio: Spagna, Grecia e Portogallo hanno rifiutato la tesi di dover contribuire in base alle proprie quote di emissioni, rivendicando il diritto di pagare in base al proprio prodotto interno lordo. Secondo loro chi deve pagare di più, tra i paesi europei devono essere i più ricchi. Quindi niente di fatto anche su questo versante. L'Italia, presidente di turno dell'UE, ha proposto di ridiscutere l'argomento l'8 dicembre, nel mezzo della Conferenza dell'ONU che durerà fino al 12 dicembre. Essendo l'8 dicembre la festa dell'Immacolata Concezione, ai leaders europei non resta che votarsi alla Madonna, ma molti di loro l'hanno già bandita senza appello dalla Costituzione. (Rita Bettaglio) ===================================== Ricevi questa e-mail perché sei iscritto a: ABRUZZOpress – NewsLetter “Ambiente ed Ecologia” http://www.abruzzopress.it/newsletter.htm da “GreenWatch news” a cura di Antonio Gaspari antonio.gaspari@fastwebnet.it ==================================